PRENDILUNA

di Stefano Benni

Trama:

Una notte in una casa nel bosco, un gatto fantasma affida a Prendiluna, una vecchia maestra in pensione, una Missione da cui dipendono le sorti dell’umanità. I Diecimici devono essere consegnati a dieci Giusti. È vero o è un’allucinazione? A partire da questo momento non saprete mai dove vi trovate, se in un mondo onirico farsesco e imprevedibile, in un sogno Matrioska o in un Trisogno profetico, se state vivendo nel delirio di un pazzo o nella crudele realtà dei nostri tempi. Incontrerete personaggi magici, comici, crudeli. Dolcino l’Eretico e Michele l’Arcangelo – forse creature celesti, forse soltanto due matti scappati da una clinica, che vogliono punire Dio per il dolore che dà al mondo. Un enigmatico killer-diavolo, misteriosamente legato a Michele. Il dio Chiomadoro e la setta degli Annibaliani, con i loro orribili segreti e il loro disegno di potere. E altri vecchi allievi di Prendiluna: Enrico il Bello, Clotilde la regina del sex shop, Fiordaliso la geniale matematica. E il dolce fantasma di Margherita, amore di Dolcino, uccisa dalla setta di Chiomadoro. E conosceremo Aiace l’odiatore cibernetico e lo scienziato Cervo Lucano che insegna agli insetti come ereditare la terra. Viaggeremo attraverso il triste rettilario del mondo televisivo, e la gioia dei bambini che sanno giocare al Pallone Invisibile, periferie desolate e tunnel dove si nascondono i dannati della città. Conosceremo i Diecimici – come Sylvia la gatta poetessa, Jorge il gatto telepatico, Prufrock dalle nove vite – e poi Hamlet il pianista stregone, il commissario Garbuglio che vorrebbe diventare un divo dello schermo, e l’ultracentenaria suor Scolastica, strega malvagia e insonne in preda ai rimorsi. Fino all’Università Maxonia, dove il sogno diventerà una tragica mortale battaglia e ognuno incontrerà il proprio destino. E ci sveglieremo alla fine sulla luna, o in riva al mare, o nella dilaniata realtà del nostro presente.

Recensione:

Un libro magico, in cui ci si muove come all’interno di un labirinto onirico dove tutto è allo stesso tempo possibile ma anche indistinto. Così tanta fantasia messa sul fuoco non può che meravigliare, e restituire una storia in cui non dare mai nulla per scontato:

“Se impari a giocare con il pallone vero puoi diventare un campione, ma se sai giocare col Pallone Invisibile sei quello che vuoi tu, sei tutti i campioni che ci sono al mondo”.

Davanti ad una scelta di infinite possibilità, ci si disorienta capendo che potrebbero essere tutte fattibili, e che ciò che è accaduto, magari è stato un sogno. Un sogno Matrioska o un Polisogno. Ma anche un sogno erotico Blues di tipo nuovo. Il linguaggio ironico e fantasioso è uno degli elementi trainanti di quest’opera e lo stile indiscusso dell’autore, che fotografa l’inquietudine dell’umanità tra paradossi e atmosfere surreali, restituendo messaggi seri mascherati dalla solita satira con cui Stefano Benni prende di mira il mondo di oggi.

“Il Mammuth era infatti un luogo molto amato dagli schermofili. Ai tavoli il telefonino era una posata, vicino a coltello e forchetta. Alcuni mangiavano diteggiando, altri fotografavano il loro piatto. I giapponesi spedivano a Kyoto testimonianze di lasagne, i bamboccioni rispondevano al messaggio della mamma “piccolo mio, mangi abbastanza?” inviando cotolette ingrandite con Photoshop. Una ragazza chiedeva al vicino di tavolo l’olio via Skype, il dirimpettaio le passava l’oliera e allegava un video porno”.

Ma nel mirino di Benni non c’è solo la generazione moderna, con satira pungente non risparmia di bacchettare anche chi ha creato l’umanità e il mondo intero, colorando le pagine con un’irriverenza spontanea e incontestabile, che non lascia indifferenti.

“Come può uno che sa fare le balene ridursi a fabbricare duemila tipi di tumore?”

Prendiluna è una lettura scorrevole e leggera, divertente in molti passi e ottima per distrarsi un pochino dalla quotidianità con ironia; concludo lasciandovi una citazione-raccomandazione:

“Purtroppo è così, signora maestra Prendiluna, la sua promettente allieva non ce l’ha fatta. Si è persa nella freddezza della sua ambizione. I numeri ordinano il mondo, ma abbiamo bisogno anche di disordine, sogni e patatine fritte”.

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