GIACOMO CASANOVA: la sonata dei cuori infranti

GIACOMO CASANOVA: la sonata dei cuori infranti

Matteo Strukul

  • Copertina flessibile:305 pagine
  • Editore:Mondadori (27 marzo 2018)
  • Collana:Omnibus

SINOSSI:

Venezia, 1755. Giacomo Casanova è tornato in città, e il precario equilibrio su cui si regge la Repubblica, ormai prossima alla decadenza, rischia di frantumarsi e degenerare nel caos. Lo scenario politico internazionale è in una fase transitoria di delicate alleanze e il disastroso esito della Seconda guerra di Morea ha svuotato le casse della Serenissima. Il doge Francesco Loredan versa in pessime condizioni di salute, e l’inquisitore Pietro Garzoni trama alle sue spalle per ottenere il consenso all’interno del Consiglio dei Dieci e influenzare così la successione al dogado. Il suo sogno proibito è arrestare il seduttore spadaccino, e per far questo gli mette alle calcagna il suo laido servitore Zago. Rubacuori galante e agile funambolo, Casanova entra in scena prendendo parte a una rissa alla Cantina do Mori, la più antica osteria della laguna, per difendere una bellissima fanciulla, Gretchen Fassnauer, apparsa a consegnargli un messaggio: la contessa Margarethe von Steinberg vorrebbe incontrarlo. La nobile austriaca intende sfidarlo a una singolare contesa: se riuscirà a sedurre la bella Francesca Erizzo, figlia di uno dei maggiorenti della città, allora lei sarà sua. Casanova accetta, forte del suo impareggiabile fascino. È l’inizio di una serie di rocambolesche avventure che lo porteranno ad affrontare in duello Alvise, il focoso spasimante di lei…

 

E adesso veniamo a noi, e analizziamo il libro seguendo un itinerario a 5 sensi…

1° TAPPA I SUONI:

Un libro non è fatto unicamente di parole da leggere, la trama è completa solo quandovenezia-in-musica-tour-1000x500 riesce ad intrappolarti con tutte le armi dei sensi. Questo libro di Strukul mi sta piacendo particolarmente perché riesco a “vederlo” e a “sentirlo”.

C’è la musica, e la musica di Francesca che suona il clavicembalo non è quella che siamo abituati ad ascoltare, non la troverete sintonizzando la radio mentre siete in macchina o in filodiffusione al centro commerciale.

Musica classica – musica del ‘700.

Non storcete il naso… provate ad ascoltarla per qualche nota solamente. Immaginate Francesca intenta a suonare la prima sonata per clavicembalo di Benedetto Marcello (un veneziano che ormai non tutti conoscono, eppure fu ammirato da Goethe, Rossini e Verdi…)

Io ve la lascio:

https://www.youtube.com/watch?v=P9uo8AvbMz8

Ma non c’è solo musica in questo libro, l’ambientazione è quella di un mondo fatto di movimenti, e ogni azione ha il suo suono.

  • Il crepitio dei fuochi che sbriciolano porzioni di ombre nella Venezia notturna:

“La sua doppia anima (di Venezia), scolpita nell’ideale e corrotta dal contingente, pareva rivelarsi nelle ombre affumicate sul finire del giorno, quando fiaccole e lanterne vi pulsano tutto attorno come occhi infernali”.

 

  • Lo sciabordio dell’acqua:

sciabordio gondole“le luci dei grandi lampadari dei palazzi, le facciate magnifiche, i fuochi che illuminavano le acque, le sagome scure delle gondole e delle barche che solcavano le onde”.

 

 

2° TAPPA GLI ODORI:

 

“L’odore di cera delle candele riempiva l’ambiente, mentre la luce fioca attenuava solo in parte il senso lugubre e severo degli arredamenti…”

 

Rievocando il senso dell’olfatto, l’autore riesce a darci una sensazione davvero viva e reale dell’ambientazione in cui si muovono i personaggi. Gli odori sono spesso poco considerati dagli scrittori, che fanno invece molto affidamento sulla resa visiva e uditiva, eppure leggere questo libro mi ha fatto riflettere su cui quanto siano proprio gli odori a caratterizzare un luogo, o un momento della giornata, con una vivacità che a diritto compete con tutti gli altri quattro sensi.

 

“Inspirò l’odore del sale, mentre i capelli lunghi si alzavano sotto i refoli come serpenti ribelli. Poi, una mano sul petto, dita sottili, due labbra avide e morbide.”

 

“Avvertì l’odore marcio della laguna salirgli un’ultima volta nella strozza, ma era già troppo tardi. Venezia gli aveva appena spremuto la vita fuori dal corpo e ora se ne stava lì, da puttana qual era, a vederlo agonizzare, succhiandogli gli ultimi attimi di vita”.

 

 

3° TAPPA I PAESAGGI E I LUOGHI:

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“Aveva trovato gradevole il viaggio lungo i canali – i bagliori iridescenti del tramonto sulle acque verde-celesti della laguna, lo splendore del Canal Grande e i riccioli di schiuma bianca -…”

“Giacomo alzò gli occhi e vide il cielo notturno tempestato di stelle. Poi, il suo sguardo tornò verso l’acqua: mille punti d’argento si riflettevano nello specchio fermo dei canali.

Era come avere due cieli a disposizione: quello sopra di lui e la lastra verde-azzurra della laguna.”

 

“…la Cantina Do Mori…era l’osteria più antica della città…inoltre un’altra caratteristica la rendeva unica: godeva di due provvidenziali entrate, l’una da Calle Do Mori, l’altra da Calle Galeazza. E dato che Casanova era l’uomo che era, un doppio ingresso, o meglio, una doppia via d’uscita era quanto di più utile potesse chiedere ad un bacaro”.

 

Se vi dicessi che la Cantina Do Mori esiste ancora, rimarrete sorpresi?Do Mori.jpg

La trovate nel Sestiere di San Polo, nei pressi di Rialto.

Pensate che la sua apertura risale addirittura agli anni attorno al 1462… quanti fatti avrà visto? Quante persone saranno passate dalle sue botti?

 

Vi lascio un link per un prima rapida occhiata, ma sono certa che se vi troverete a passare per Venezia, non potrete resistere alla tentazione di andarci a bere un bicchiere di vino della casa, in onore della storia che trabocca dalle sue mura.

http://www.bacarotourvenezia.com/cantina-do-mori/

 

 

4° TAPPA IL GUSTO:

 

“Un sorriso bianco gli tagliava il viso mentre se ne stava comodamente seduto ad un tavolaccio di legno.

Si gingillava con un goto, un bicchiere in vetro, incerto se gustare la Malvasia dalle sfumature chiare che vi era appena stata versata”.

 

“Gretchen si accomodò sul divano. Teneva fra le dita sottili e color alabastro una chicchera in porcellana di fattura squisita.

Non appena sorbì la cioccolata, la sua bocca si colorò di una nota scura.”

 

“Gretchen schiuse le labbra umide e addentò un baicolo di color giallo intenso.”

 

Sapete cosa sono i baicoli???

Letteralmente… si tratta dei cuccioli dei cefali, ma in realtà stiamo parlando di tipici baicolibiscotti veneziani, io me li ricordo venduti in scatole di latta su cui spiccavano il profilo di due innamorati in costume settecentesco. Si tratta di fette sottili tagliate da un panetto dolce (la cui forma ricorda proprio i piccoli dei cefali), la loro caratteristica principale è di mantenersi a lungo fragranti se conservati in scatole di latta, erano quindi l’ideale per essere portati in mare e consumati durante i lunghi mesi di navigazione.

La tradizione veneziana li vede serviti con caffè e zabaione, per intingerli un po’ di qua e un po’ di là, proprio perché sono molto secchi a causa di una preparazione davvero lunga che prevede addirittura una doppia cottura in forno.

 

Non sono comunque difficili da preparare e, se siete curiosi di assaggiare un sapore che si tramanda da secoli, vi lascio la ricetta tratta dal sito www.veneto.eu

Eccola qui: http://www.veneto.eu/veneto-qualita-dettaglio?uuid=cdb3ee67-9034-471f-ac0c-432697bef662&lang=it

 

 

“…Giacomo ordinò un caffè e si godette il fresco all’ombra del portico delle Procuratie Nuove.

Il Florian era, in quei giorni, la bottega da caffè più incredibile che si potesse immaginare. Per un attimo Giacomo rimase ad osservare le venature del legno degli arredi. Poi, i suoi occhi vennero catturati dai riflessi scintillanti della luce estiva sull’argento del vassoio e delle posate.

La tovaglia profumava di lavanda. Casanova avvicinò la tazza alle labbra, gustando il caffè dall’aroma forte e dolce.”

 

 

5° TAPPA IL TATTO:

 

“Estrasse da una tasca un paio di aldine che aveva portato con sé e ne sfogliò con delicatezza le pagine. La consistenza della carta contro il polpastrello gli piaceva: era una di quelle sensazioni che avevano il potere di rasserenarlo.”

 

Dite la verità: in quanti di voi si sono riconosciuti in questa citazione?

Al di là di questa piacevole parentesi, apprezzo molto quando una lettura riesce a fornire anche delle piccole “chicche” di storia. Sapete cosa sono le aldine?

Libre portatili da tenere in mano, come stampato sui loro frontespizi: la grande intuizione di Aldo Manuzio, stampatore laziale ma veneziano d’adozione.

Cari lettori che amate tanto leggere, vi ho appena presentato i precursori dei libri tascabili…

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Vi lascio un’idea… da realizzare se andrete a visitare Venezia…

Basta informarsi con qualche rapida ricerca online per scoprire che ci siano ancora stamperiadiverse antiche stamperie in città, anche se ormai il loro ruolo è più quello di un’attrazione turistica.

Oltre ad essere condotti in un ambiente che trasuda storia, vi verrà spiegato come si faceva a stampare una volta, vedrete i caratteri di piombo realizzati a mano e utilizzati per imprimere quelle parole che poi sono passate di mano in mano, per secoli… farete un vero viaggio nel tempo!

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