QUATTRO SECONDI PER PERDERTI

Recensione “Quattro secondi per perderti”

Kathleen A. Tucker

 

Newton Compton, 2015quattro secondi per perderti

382 pagine

SINOSSI:

Cain ha ventinove anni e gestisce il suo strip club, l’unico locale in città in cui non gira droga e le ragazze non si prostituiscono. Lui cerca anzi di proteggerle come può, senza tuttavia farsi mai coinvolgere personalmente. La regola numero uno per Cain è tenere gli affari di cuore, e di letto, fuori dal Penny’s. Ma quando la bionda Charlie Rourke entra nel suo ufficio per un colloquio di lavoro, le cose si complicano… La giovane Charlie è fatalmente attratta dal suo capo tenebroso, anche se qualcosa di molto più grande di lei richiede la sua attenzione e non c’è tempo per le storie d’amore: travestimenti, appuntamenti segreti, viscidi trafficanti di droga e un passato avvolto nel mistero sono il pane quotidiano della bella spogliarellista. Un incontro ravvicinato bollente e inatteso cambia le cose per tutti e due, ormai travolti dalla passione. Ed è proprio per proteggere il suo grande amore che Charlie dovrà fuggire lontano, lontano da lui…

 

 

RECENSIONE:

È il terzo capitolo della serie Dieci Piccoli Respiri, io l’ho letto senza aver mai dato un’occhiata ai due precedenti, e si può leggere tranquillamente.

Si tratta di una lettura che va in scioltezza, ed è inutile dilungarsi sui soliti luoghi comuni:

  • Pieno zeppo di stereotipi
  • La solita storia con due protagonisti belli da paura

Questo è un romance, un libro leggero che si acquista, e si legge, proprio perché racconta di una storia tra due persone bellissime e piene di problemi, che ovviamente si innamorano l’uno dell’altra. Quindi non potrebbe avere personaggi diversi e uno svolgimento alternativo, e l’importante è che sia scritto bene.

Passiamo ad analizzare il testo:

  • La lettura scorre davvero veloce, è molto piacevole (però, per lo meno nella mia edizione, ci sono diversi refusi che andrebbero corretti).
  • Nonostante sia un libro che si è lasciato leggere tutto d’un fiato, e nonostante abbia due protagonisti da cui è impossibile non lasciarsi coinvolgere, a ben pensarci, dopo averlo terminato, ho trovato la trama priva di intrecci:

Troppo lineare, tanto da darmi l’impressione che l’autrice non si sia sforzata oltre un certo grado di fatica per confezionare il suo libro, ma che abbia puntato tutto sui due protagonisti, belli e tormentati, per accalappiare i lettori. Ho avuto insomma l’impressione che, visto che chi si avvicina ad un romance cerca la storia d’amore di due persone belle e dannate, si sia ritenuto necessario dare al lettore solo questo.

Un po’come dire che, se a te che adesso mi stai leggendo piacciono i dolci, posso tranquillamente scendere al discount più vicino e comprarti una confezione di merendine invece di prepararti un ciambellone a casa (un ciambellone, non una torta elaborata e decorata): tanto le merendine sono fatte comunque con farina e zucchero, non è così?

  • I dialoghi sono molto ritmati, vivaci, e danno una bella spinta alla narrazione.
  • La narrazione procede in prima persona, alcuni capitoli dal punto di vista della protagonista, gli altri da quelli di Cain: questa è una tecnica che di solito apprezzo, alleggerisce la lettura e mette il lettore nelle condizioni di sapere qualcosa in più rispetto a ciò che un personaggio conosce dell’altro. In questo specifico caso però, secondo me, si è abusato dei pensieri, a volte logorroici, dei due protagonisti, che in diversi casi mi sono risultati “soffocanti” e “pesanti”.

Non serve ascoltare la loro voce che ci fa il sermone su quanto sono attratti l’uno dall’altra, potrebbero semplicemente farcelo capire in tantissimi modi: gli scrittori hanno molte tecniche a disposizione per mostrare sentimenti e reazioni. Cosa, tra l’altro, che in diverse occasioni all’autrice riesce benissimo.

Oltretutto, ascoltare la voce di Charlie che descrive i muscoli di Cain e ci dice quanto le piace, e ascoltare Cain raccontarci di quanto per lui sia affascinante lei… riesce solo a rovinare l’attesa dell’ultima pagina: sappiamo sin da subito come andrà a finire.

  • La storia è ambientata in buona parte nel locale di Cain, uno strip club, eppure spesso ho avuto l’impressione che l’autrice non sia mai stata in un locale simile: non se ne respira l’aria. Oltre alle luci del palco, alla musica che ci viene detta essere alta, e a una ressa di uomini urlanti attorno alla ragazza che si sta esibendo, il luogo è asettico.

Eppure quando si entra in un locale “equivoco”, ce ne si dovrebbe rendere conto prima ancora di scorgere l’esibizione della ballerina di turno.

Concludendo:

Il libro non è scritto male ma avrebbe potuto essere meglio. Probabilmente ciò si adatta al suo dover essere una lettura leggera, quindi prendetelo come tale: una lettura non impegnativa e infarcita di sesso, ma di certo non un piccolo capolavoro.

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