L’invenzione della natura: Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza

L’invenzione della natura: Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe perduto della scienza

di Andrea Wulf

  • Dimensioni file:8994 KBwulf_copertina
  • Lunghezza stampa:801
  • Editore:LUISS University Press (1 aprile 2017)
  • Venduto da:Amazon Media EU S.à r.l.

 

Sinossi

Descritto dai suoi contemporanei come “l’uomo più famoso al mondo dopo Napoleone”, Alexander von Humboldt fu uno dei personaggi più affascinanti e stimolanti del suo tempo. Nato nel 1769 in una ricca famiglia aristocratica prussiana, rinunciò a una vita privilegiata per scoprire come funzionava il mondo. I suoi viaggi e le sue esplorazioni in ogni angolo del globo ne plasmarono il pensiero e ne fecero un personaggio leggendario, ammirato e citato come diretta influenza non solo da studiosi come Charles Darwin, Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson e John Muir, ma anche da letterati come Goethe, Coleridge e Wordsworth; Thomas Jefferson scrisse che Humboldt era “tra i principali artefici della bellezza” della sua epoca. Tuttavia, questo straordinaria personalità, a cui dobbiamo il nostro stesso concetto di natura e l’idea moderna di ambientalismo, sembra oggi pressoché dimenticato, e mentre il suo nome resiste ovunque – piante, animali, fiumi e città prendono il suo nome –, le sue opere prendono polvere sugli scaffali delle librerie. Andrea Wulf, acclamata storica e autrice di numerosi bestseller internazionali, si è immersa nelle opere, nei diari e nei documenti personali di Humboldt, ne ha seguito le tracce in tutto il mondo, visitando gli stessi luoghi e scalando le stesse montagne, per restituire a Humboldt, con questo libro, il posto che egli merita nel pantheon della natura e delle scienze. L’invenzione della natura è anche un tentativo di capire come è nato e come si è formato il modo stesso in cui pensiamo il mondo.

Recensione

Ci sono argomenti che vanno assolutamente conosciuti, a prescindere da quale libro si scelga per esplorarli.

Non conoscevo Alexander von Humboldt prima di imbattermi in questo libro, sebbene sia il padre del pensiero ecologista, e devo ringraziare l’autrice per aver contribuito a tenerne viva la memoria.

Il libro è interessante, pur ammettendo che a tratti certe parti siano risultate un po’ dure da digerire.

Ciò che rende il faticoso lavoro di Andrea Wulf ancora più emozionante è che non sia stato svolto per intero a tavolino: l’autrice ha ripercorso alcune delle tappe più salienti degli studi di Humboldt svelandocele sia attraverso i numerosissimi disegni lasciati dallo scienziato, che attraverso i propri occhi.

Non è un romanzo e non è davvero neppure un saggio, ma una via di mezzo che stuzzica la curiosità sulle esplorazioni di Humboldt, vita privata e vicissitudini in cui incappa, e svela il genio di questa grande mente luminosa. Il periodo storico è raccontato dettagliatamente, permettendoci di incontrare “personaggi” che già conosciamo: Johann Wolfgang Goethe, Simon Bolivar, Napoleone Bonaparte, Charles Darwin, il capitano Bligh (quello dell’ammutinamento del Bounty), Thomas Jefferson…

La narrazione stimola il lettore a volerne sapere di più, e pagina dopo pagina ci si rende conto che la nostra concezione moderna della natura, e degli equilibri naturali, non sono poi così “nuovi”. Ci sono stati lasciati da un uomo che è stato famosissimo, e di cui ora la maggior parte di noi ignora l’esistenza. Fu il primo a considerare la natura come un’unità, un “uno” in cui ogni azione avrà una ripercussione in una implacabile catena di cause ed effetti, e sembra impossibile quanto tutti conosciamo la teoria dell’evoluzione di Darwin, ma non sappiamo che lo studioso inglese credesse fermamente in ogni scoperta dello scienziato prussiano, utilizzandole come fondamenta per elaborare le proprie teorie.

Humboldt, nato in Prussia nel 1769, ci sorprende per la sua modernità e, in un’epoca in cui gli scienziati erano alla ricerca di leggi universali, lui sosteneva che la natura andava sperimentata attraverso le sensazioni.

I principi in cui credeva, come il libero scambio di informazioni, la necessità di unire gli scienziati e intensificare la comunicazione tra le diverse discipline, oggi sono i capisaldi della scienza e il suo concetto della natura come sistema globale è alla base del nostro pensiero.

Humboldt sosteneva che la conoscenza andasse condivisa, scambiata e messa a disposizione di tutti. Ammirava gli Stati Uniti per le loro idee di uguaglianza e libertà, ma non smise mai di criticarli per non aver abolito la schiavitù. Attaccò il colonialismo, espose al mondo intero i devastanti effetti ambientali delle piantagioni coloniali, intuendo che interferire sul clima avrebbe avuto ripercussioni sulle generazioni future. Fu chiaramente sostenitore delle rivoluzioni in America Latina e uno dei più importanti figli dell’Illuminismo.

Ma come abbiamo fatto a dimenticarcelo?

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