IL PARADISO NON È LASSÙ

di Christina McKenna, traduzione di Andrea Grechi

  • Dimensioni file: 3314 KB
  • Lunghezza stampa: 350
  • Editore: Amazon Crossing (28 marzo 2017)

SINOSSI:

Ottantasei è un bambino senza nome, un numero tra tanti, cresciuto nell’ambiente tetro e violento di uno squallido orfanotrofio. Attorno a lui solo adulti crudeli e impietosi, davanti a lui nessuna speranza. Oggi, poco più che quarantenne, Jamie McCloone è un uomo fragile che conduce una vita solitaria e monotona nella fattoria ereditata dallo zio. Uniche consolazioni, l’amato organetto e Paddy e Rose, gli affettuosi vicini di casa. Lydia Devine è un’insegnante rispettabile, figlia di un pastore protestante, che vive ancora con la madre anziana, accudendola e obbedendole in tutto e per tutto. Jamie e Lydia non potrebbero essere più diversi, ma qualcosa sta per stravolgere la vita di entrambi.

Un incantevole e commovente ritratto della vita rurale nell’Irlanda del Nord all’inizio degli anni Settanta. Una storia che meraviglia e delizia con i suoi personaggi autentici e il suo delicato umorismo. La ricerca universale dell’amore in una favola nera che, pagina dopo pagina, si accende della luce della speranza.

RECENSIONE:

La storia è davvero tenera, l’autrice ha trovato il modo di parlare d’amore senza essere sdolcinata e di crudeltà senza essere cruda; si svolge attraverso una narrazione in terza persona affrontata da tre diverse angolazioni:

  • Come il personaggio di James affronta gli eventi
  • Ciò che accade attorno a Lydia
  • Disgressioni temporali sull’infanzia di James trascorsa in orfanotrofio

I primi due blocchi narrativi corrono in parallelo, l’ultimo è importantissimo per comprendere il Jamie attuale:

l’uomo adulto che non è riuscito ad inserirsi in alcuna struttura sociale e, tantomeno, a crearsene una. L’uomo che si sazia con il calore famigliare offerto dalla coppia di amici Paddy e Rose, mentre, invece di vivere, lascia semplicemente che le giornate scorrano.

Quest’ultimo blocco narrativo è, come i precedenti due, spezzettato e proposto dall’autrice alternando i tre tipi di narrazione. Rompe la linea temporale offerta tramite Jamie e Rose e, eliminandolo, il lettore non accuserebbe un deficit di informazioni.

Per comprendere meglio lo svolgimento delle vicende che seguono la linea temporale dei due protagonisti adulti, togliendo tutta la parte narrativa del piccolo Jamie in orfanotrofio, basterebbe solo dare qualche informazione essenziale per bocca di Jamie da adulto.

Eppure questa è stata la parte narrativa che mi ha suscitato maggior interesse, quella che aspettavo di ritrovare al più presto scorrendo in fretta le narrazioni di quanto stava accadendo all’uno o all’altra.

Questo è proprio ciò che mi ha lasciata perplessa riguardo a questo libro.

Dal mio punto di vista trovare che, tra i tre blocchi narrativi quello più interessante sia proprio quello che, sebbene ci fornisca spiegazioni e ci aiuti a capire meglio il Jamie adulto attraverso un’analisi del bambino che è stato, ai fini narrativi potrebbe essere eliminato, non è esattamente una vittoria per l’autrice.

A questo punto devo dire che il libro sarebbe stato molto più interessante se fosse stato focalizzato sulla storia del Jamie-bambino, delle sevizie e delle privazioni subite all’orfanotrofio, e fosse culminato con una finestra su Jamie adulto, che ritrova la felicità dopo essersi preparato per tutta la vita a riceverla.

Tutto sommato Il Paradiso non è lassù è un libro piacevole in cui ogni tanto ho cercato di velocizzare il giro pagina, e che nel finale si è rivelato estremamente commovente.

Eppure avevo delle aspettative più ampie per questo titolo che, sinceramente, mi ha un po’ annoiata per la scarsità di dialoghi e il considerevole spazio che l’autrice si è generosamente ritagliata per darsi voce attraverso la sua narrazione in terza persona, anziché tramite i personaggi e la loro vicenda.

Va considerato che questo è comunque il primo libro della McKenna, escludendo un’autobiografia, e i presupposti per migliorare ci sono tutti.     

Una nota di merito va anche al traduttore, Andrea Grechi, la resa nella nostra lingua è davvero ottima e non c’è mai la sensazione che qualche termine sia stato forzato ma anzi, tutta la prosa mantiene un certo ritmo musicale dovuto proprio anche alle sue scelte lessicali.

In conclusione questo è un libro che parte un po’ lento e con un narratore che sembra non voler cedere il suo posto alla voce dei protagonisti, ma è anche una lettura pulita, dolce e commovente, che vi stupirà con un finale sorprendente e che tutti si meritano: il miglior finale che Christina McKenna avrebbe potuto scegliere.

Resto però dell’idea che, se il protagonista fosse stato Jamie bambino e avesse rovesciato l’ordine temporale della storia… l’autrice non avrebbe fatto male…

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