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Siamo in tre, perché le iniziative condivise sono quelle più gioiose, perché i punti di vista non sono mai gli stessi, e una deve per forza mediare.

Siamo in tre perché “tra i due litiganti il terzo gode”, tre come “I tre moschettieri”, amiche come Mowgli, Baloo e Baghera, un trio come Harry Potter, Ron Weasley ed Ermione Granger.

Siamo in tre perché, se troviamo un altro amico, diventiamo come i fratelli Karamazov, le sorelle March, o i fantastici quattro.

E perché non essere in cinque come le sorelle Bennet?

Potremmo arrivare a “Dieci piccoli indiani”, o magari a “Uno, nessuno e centomila”.

Ci piace leggere e ci piace scrivere, magari non sempre ci verrà bene (scrivere, no leggere), ma siamo fatte così: le idee quando arrivano ne creano altre di nuove, e quando si trasformano in parole, sono fatte per prendere il volo.

Siamo quelle con un libro sempre sul comodino e l’ereader (che è più leggero) perennemente in borsa, perché non si sa mai, magari ci ritroviamo ferme in una coda di dieci chilometri, e allora approfittiamo per leggere.

Leggiamo dalla parrucchiera, nella sala d’attesa del dottore, davanti al marcatempo aspettando l’orario per timbrare il cartellino ed iniziare a lavorare.

Viviamo con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, perché leggere vuol dire vivere un’infinità di vite, avventure inimmaginabili, aggiungere sogni nel cassetto. Leggiamo tutto d’un fiato per restare senza fiato, perché abbiamo il vizio della lettura, perché fa bene, perché ci rilassiamo, perché ci piace.